Siobhan Doran

Il restauro

Il restauro da cima a fondo di un hotel prestigioso come il Savoy di Londra è allo stesso tempo un compito oneroso e delicato. Per un fotografo è quindi un’avventura complicata registrarne le varie fasi di costruzione. Il risultato è un processo di metamorfosi che rivela gli strati di pelle del Savoy come fossero sul punto di cambiare, seguiti da nuovi strati che gradualmente ne prendono il posto.
Sebbene il Savoy sia stato il primo albergo di gran lusso della Londra del XIX secolo, è stato anche il primo a essere dotato dell’illuminazione elettrica e a possedere ascensori. Il restauro totale deve quindi restituire un senso di lusso senza pari.

Durata proiezione 8 minuti con musica di Sovra Wilson-Dickson.

I caratteri che compongono l'insegna del Savoy,
Savoy Grill, giugno 2009

Thames foyer, dicembre 2009

La suite Monet 513, marzo 2008

Marilyn, piano interrato, dicembre 2008

Royal suite, lampadario avvolto nella seta, luglio 2010

Nata nel 1969 a Dublino.
Vive e lavora nell'Hertfordshire.

Savoy – Il restauro di Laura Nobile

Quando le è stata offerta l’opportunità di fotografare i solenni interni del Savoy, l’hotel edoardiano più famoso del mondo – epitome del lusso e dell’eleganza Art Deco – nel corso del lungo restauro durato tre anni, quando ha intravisto l’opportunità di immortalarne l’immacolata reincarnazione, la fotografa Siobhán Doran è sobbalzata, il cuore in gola. Una reazione più che naturale. Migliorare la perfezione non era un’impresa facile, eppure la nostalgia per il vecchio Savoy si è dileguata non appena il restauro è giunto a compimento. La sua sbalorditiva opulenza, costata 220 milioni di sterline, non ha deluso le aspettative. Comunque, in vista della grande inaugurazione fissata per il 10 ottobre 2010, le sue stanze andavano svuotate, gli arredi imballati, venduti e persino buttati via. Nel suo progetto durato tre anni, Doran ha preso nota di ogni singolo elemento dell’hotel. I risultati di questo meticoloso lavorosono rivelatori, precisi e toccanti.
Divenuto sinonimo di decadenza e di uno stile di vita privilegiato, il Savoy è rimasto un luogo pieno di Storia e di storie nel cuore di chi vi ha vissuto, soggiornato e lavorato. Qualcosa di più che un semplice hotel. Catturarne l’essenza fotografando lo spoglio edificio è il compito che Doran si è posta fin dall’inizio. Dal classico immaginario iconico delle lettere che formano l’insegna esterna del Savoy deposte in una nicchia del Savoy Grill, ai più sorprendenti dettagli dei suoi interni, Doran amministra la deferenza senza sacrificare l’onestà nel suo ritratto del fumo e degli specchi che alimentano l’industria del lusso. È facile dimenticare che il Savoy è espressione di una pragmatica mentalità aziendale, e perdersi nei romantici ideali sfoggiati con tale navigata perizia. Una fotografia soprattutto ci ricorda la produzione di massa degli oggetti disseminati nell’hotel: una stanza intera è invasa di uccelli esotici e vasi di ceramica collocati lì in attesa di arredare raffinati interni, allestimenti di un palcoscenico sul quale andranno in scena le illusioni abilmente evocate da questi decorosi ambienti.
Con sottigliezza, Doran coglie la liaison tra il Savoy e la celebrità attraverso la suggestiva immagine della Royal Suite con le sue vedute mozzafiato del Tamigi, incurante del fatto che le pareti, all’epoca, erano ricoperte solo da una mano di prosaico intonaco. L’intima attrazione che lega il Savoy alla celebrità è una presenza costante e discreta, lontana dal clamore, come la stanza Katherine Hepburn che riceve un trattamento analogo di fronte all’obiettivo di Doran. Puntando l’obiettivo su dettagli inanimati poco appariscenti, la fotografa riassume in uno scatto l’accuratezza con cui ogni singolo oggetto è disposto all’interno di ogni stanza, prendendosi il tempo di esaminarla accuratamente. Quanto questi tocchi finali siano determinanti balza all’occhio nella fotografia che immortala il salotto dell’Art Deco Guest Suite 958: parrebbe completamente ultimato, se non fosse per l’assenza di due paralumi a schermare le lampade che, poste ai lati della poltrona, sapientemente illuminano una donna languidamente reclina su una chaise longue altrettanto sontuosa nel dipinto a olio appeso dietro al suo schienale. Il minaccioso “OUT” scritto con lo spray rosso sulle pareti della Monet Suite conserva tutta la sua solenne perentorietà, a fronte delle patetiche modanature superstiti.
La profonda capacità di comprensione, la sensibilità e l’esperienza di Doran sono la garanzia che le fotografie di questo capolavoro architettonico resisteranno alla prova del tempo, proprio come il Savoy.
Questo stesso progetto è stato pubblicato dall’editore inglese Dewi Lewis nel 2011.

Laura Nobile

Fotografie
© Siobhán Doran
www.siobhandoran.com