Claude Hudelot

Cina in costruzione

Avendo trascorso gran parte della sua vita in Cina, Claude Hudelot ha messo insieme notevoli raccolte fotografiche sulla Repubblica Popolare Cinese.
L’uso sistematico della fotografia a fini propagandistici era appannaggio del regime e lo stesso Mao Zedong si sottoponeva volentieri all’obiettivo.
Foto Industria presenta per la prima volta questa enorme e sorprendente collezione, oltre trecento fotografie di gruppi e laboratori di produzione per magnificare il lavoro che ha costruito lo stato comunista.

Foto di gruppo nel campus di Ningbo, Istituto di Scienze Politiche della provincia dello Zhejiang,
in occasione della Festa Nazionale del 1958 (1.10.1958)

Grande raduno di operai premiati/contadini Slogan sullo sfondo: "Percorriamo risolutamente il cammino radioso
dell'unità tra operai e contadini". Slogan a sinistra: "Andiamo là dove la patria ha più bisogno di noi".

Officina di meccanica

Brigata popolare di Dazhai In primo piano Chen Yonggui, leader della comune, più tardi diventerà Vice Primo Ministro

Nato nel 1942 in Francia.
Vive e lavora tra Francia e Cina.

Per millenni, il Regno di Mezzo si è strutturato a partire dalla prima famiglia, quella del Figlio del Cielo, ponendo al centro il Xiao, 孝, la pietà filiale, da cui discendono tutte le altre qualità confuciane. “Che il sovrano agisca da sovrano, il ministro da ministro, il padre da padre e il figlio da figlio”2.
Questa pietà filiale si nutre della reciprocità, virtù cardinale di ogni società: il rapporto del principe con i suoi sudditi si organizza sul modello della relazione padre-figlio, mentre i rapporti fraterni, fondati sulla fiducia – xin, 信 –, si estendono all’umanità intera3.
“L’uomo nobile d’animo compie il suo dovere senza fallire, tratta gli altri con rispetto e possiede il senso delle norme rituali. Per lui, dentro il confine dei Quattro Mari, tutti gli uomini sono fratelli”4.
Per dirla con altre parole, secondo il Maestro Kong, l’umanità – leggi la Cina – è una sola grande famiglia il cui Padre non è altro che l’imperatore.
Questa “famiglia Cina” fu da subito rappresentata in forme diverse: statuette funebri sepolte vicino alle spoglie degli imperatori e dei principi, quindi pitture raffiguranti antenati e discendenti secondo un sistema rigorosamente gerarchico, come voleva il confucianesimo.
E infine fotografie che riproducono lo stesso ordine, immutabile.
Non deve perciò sorprendere di vedere apparire molto presto ritratti di famiglia concepiti secondo un protocollo rigorosissimo, e poi immagini di confraternite e altre associazioni, e ancora fabbriche e cantieri.
Ciò che colpisce è l’ordine impeccabile che informa ogni fotografia, che a volte necessita di ore e ore di preparazione. Sono immagini scattate nel corso di una cerimonia – ad esempio la consegna di un premio a dei vincitori meritevoli – o di una ricorrenza particolare. Questo complesso protocollo si chiude con una didascalia che fornisce tutte le informazioni utili: giorno, mese, anno; nome dell’impresa; e la menzione di rito “foto-ricordo”.
Questo genere ha conosciuto la sua fortuna tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta, questi ultimi caratterizzati da fotografie in seno alle fabbriche dal tenore sempre più politico. L’idea di base era di dare innanzitutto un effetto di panoramica, una sorta di curva perfetta che racchiudesse il gruppo nel suo insieme, per poi dirigere la macchina fotografica all’esplorazione dei soggetti nella loro inossidabile immobilità.
In tal senso, ha svolto un ruolo determinante un tratto tipico del carattere cinese, ovvero il desiderio di ben figurare. Il fatto di stare in bella mostra vicino ai propri superiori gerarchici, ai propri compagni, ha certamente contribuito al successo di queste foto d’impresa, giacché ogni individuo si sentiva valorizzato e facente parte del grande Tutto. “Tutti gli uomini sono fratelli”…
Con l’avvento al potere dei comunisti nel 1949 e il massiccio lavoro di propaganda che ne seguirà, un altro genere si va affermando. Fotografi professionali percorrono il paese in lungo e largo per immortalare i valorosi lavoratori in azione. Queste immagini, ben preparate e illuminate con cura, hanno l’immenso merito di mostrare la Cina in ogni suo aspetto: quello delle grandi fabbriche, delle aziende di stato e del mondo rurale ispirato dalla famosa “brigata popolare” di Dazhai5, e quelle delle “minoranze nazionali”. Si vedranno, spesso, anche i massimi dirigenti del paese, Mao Zedong e il primo ministro Zhou Enlai in testa, rimboccarsi le maniche…
Paradossalmente, proprio quando nel 1973 il Grande Timoniere sferrava la campagna contro Lin Biao e contro Confucio – quest’ultimo considerato come l’origine di tutti i mali della borghesia capitalista6 – numerose immagini della propaganda mostrano compiaciute il ruolo di consiglieri e tutori degli anziani nei confronti delle nuove generazioni, in un rapporto paternalistico che sa di neoconfucianesimo.
Queste immagini raccolte a decine diventavano mostre itineranti che ritornavano a quelle stesse “masse” da cui provenivano. Un autentico gioco di specchi!
I due approcci del mondo dell’impresa e del lavoro si rivelano assolutamente complementari.
Entrambi ci rimandano a una Cina che sembra lontana anni luce dal Grande Dragone di questo millennio. Giureremmo che questi esseri rozzi, umili, poveri, uniformi, sono i lontani antenati di questi nuovi maestri. E invece, no: sono soltanto i loro genitori e i loro nonni!
Anche ai nostri occhi, quella Cina sembra già scomparsa nella notte dei tempi, quella di un’ideologia austera e desueta, quella di un’opera in via d’estinzione.
Quella Cina sognata, sublimata, se n’è andata per sempre. Ironia della sorte, per riprendere il famoso titolo del primo film di Marco Bellocchio, è ora – e soltanto ora – che La Cina è vicina7.

1. Titolo di una pubblicazione di propaganda diffusa dalla Cina per molti decenni in tutto il mondo.
2. e 4. Confucio, Lunyu XI, 7 e XII , 5. trad. it. Confucio. Dialoghi, a cura di Tiziana Lippiello, Torino, Einaudi, 2003.
3. Danielle Elisseeff, Confucius, des mots en action. Parigi, Découvertes/Gallimard, 2003. (traduzione nostra)
5. “Brigata popolare” che si proponeva come modello a tal punto che tutti i muri della Cina furono tappezzati con il famoso slogan “L’agricoltura impara da Dazhai”.
6. cf. l’immagine anonima di una fabbrica in cui si vedono gli operai con il pugno alzato davanti agli striscioni di protesta contro Lin Biao e Confucio.
7. La Cina è vicina, realizzato nel 1967 voleva essere un film “maoista” e profetico.

Claude Hudelot

Mostra progettata con l'appoggio di Margo Renisio